STUDI – Piano per la ripresa di Next generation Ue: investimenti e riforme per più qualità servizi PA e minore pressione fiscale

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FONTE: Confartigianato Imprese

Le stime preliminari del PIL pubblicate venerdì scorso indicano per l’Italia una caduta congiunturale del 12,4% nel secondo trimestre 2020, meno severa rispetto alle previsioni di luglio della Commissione europea (-15,8%) e di giugno dell’Ocse (-16,7%). Nel confronto rispetto ai livelli pre-crisi del quarto trimestre 2019, il PIL dell’Eurozona cumula una flessione del 15,3%. In caduta del 22,7% il PIL in Spagna, del 18,9% in Francia e del 17,1% in Italia, nonostante il nostro Paese sia entrato prima in emergenza sanitaria; flessione più attenuata (-11,9%) in Germania.

L’intensità e l’estensione della crisi in corso richiedono straordinari interventi di politica economia, nazionali ed europei. Con l’ultima richiesta di ampliamento dell’indebitamento netto, gli interventi di politica fiscale nell’emergenza determinano un maggiore deficit per 100 miliardi di euro, pari a 6 punti di PIL. Gli interventi già varati attenuano la caduta del prodotto per 2,1 punti percentuali. A livello europeo la politica monetaria espansiva, secondo le valutazioni del Bollettino economico della Bce pubblicato giovedì scorso determina sul PIL dell’Eurozona un incremento cumulato in termini reali di circa 1,3 punti percentuali.

L’ultimo Consiglio europeo ha varato Next Generation EU, il nuovo programma dell’Unione che raccoglie fondi sui mercati da orientare verso programmi per la ripresa economica e sociale. Il 90% delle risorse si concentra nel Recovery and resilience fund. Le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio indicano risorse per l’Italia per oltre 120 miliardi di euro di prestiti e di 87,5 miliardi di trasferimenti tra il 2021 e il 2027; considerati i 41,2 miliardi di euro contributi, il beneficio netto delle sovvenzioni è di 46,3 miliardi di euro pari al 2,6% del PIL: si tratta del maggiore beneficio netto in valore assoluto tra i paesi dell’Ue, mentre in rapporto al PIL il beneficio è superiore per la Spagna (3,7%). Il beneficio è negativo, con contributi superiori ai trasferimenti, per Francia (-1,3%  del PIL) e Germania (-2,4% del PIL).

Il progetto del piano per la ripresa andrà presentato alla Commissione europea entro il 15 ottobre, insieme con il Documento programmatico di bilancio. I piani riceveranno un maggiore punteggio se coerenti con le raccomandazioni specifiche fatte dalla Commissione ai singoli paesi.

In linea con quanto evidenziato in un recente intervento di Confartigianato, le risorse nazionali ed europee vanno orientate su investimenti e interventi volti ad accelerare i processi di innovazione e crescita; risorse per grandi infrastrutture vanno associate quelle per le piccole opere e al sostegno dei processi di digitalizzazione. Va favorita l’attività delle imprese attraverso una maggiore qualità dell’offerta di servizi della Pubblica Amministrazione (Pa).

Un punto focale degli interventi è rappresentato dalla spesa per investimenti pubblici la quale, grazie ad un più elevato moltiplicatore, garantisce un maggiore impatto sulla crescita. Su questo fronte va invertita la tendenza: dal 2008 al 2019 gli investimenti pubblici in rapporto al PIL, sono scesi di quasi un punto percentuale, passando da 3,2% a 2,3%, un livello inferiore di mezzo punto a quello dell’area euro (2,8%). Il Piano nazionale di riforme varato lo scorso 6 luglio indica che “nei prossimi quattro anni sarà possibile incrementare il livello degli investimenti pubblici di almeno un punto percentuale in rapporto al PIL rispetto al 2019.

Il tessuto imprenditoriale italiano è penalizzato da un contesto che comprime la capacità delle imprese di creare valore e fa ristagnare la produttività.  A fronte di una spesa primaria in Italia in linea con la media europea, la qualità dei servizi pubblici italiani è valutata tra le più basse dell’Unione europea, come evidenziato in una nostra recente analisi. Nel nostro Paese si osserva il paradosso di un’offerta di servizi della Pa poco performante, associata ad una più elevata pressione fiscale. Nel 2019 lo spread fiscale con l’Eurozona vale un punto di PIL. Il rapporto della Commissione europea che compara i sistemi fiscali nell’Ue pubblicato a metà luglio evidenzia come il divario sia ampio per la tassazione sul lavoro, che in Italia è del 42,7%, 4,1 punti superiore alla media Uem. Il focus sulla tassazione energetica oggi in ‘Imprese ed energia’ su QE-Quotidiano Energia.